Alfano e altri pensieri sul lavoro nel Pdl

Sull’acclamazione di Angelino Alfano a segretario politico del partito di Berlusconi i commentatori si sono divisi. Quelli più faziosi lo hanno liquidato come un ennesimo trucco del Cav.
23 AGO 20
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Panebianco è come sempre persuasivo, perché la sua intelligenza non è nevrotica, è tranquilla. Tuttavia bisogna aggiungere un punto decisivo alle sue argomentazioni. Il Pdl, come l’editorialista del Corriere riconosce, vive innanzitutto di un rapporto diretto con il proprio elettorato, come e più dell’altro partito, il Partito democratico, segnato da una storia di apparati e di nomenclature e ideologie consolidate e più ingombranti. Quello sarà il problema del segretario politico, ed è anche il problema del capo del partito, di Berlusconi, se vorrà risolvere in qualcosa di positivo la sua lunga parabola. Non c’è altro mezzo che l’invenzione istituzionale più seria e lungimirante degli ultimi anni, le primarie libere e aperte, per affrontare fuori della dittatura morbida di una personalità dominante, e perfino del suo allegro culto popolare, il tema della legittimazione di quel partito a continuare a esistere, attraverso e oltre la complessa e probabilmente lunga, graduale procedura della successione. Che ne pensa il segretario politico?